Now On Sale
Eleganza e spirito libero

Una maglietta


unico
dallo stile
Find Your Flavor
Indossa la bellezza
ogni giorno
Urlo di Munch
Un avocado urlante sospeso su un ponte che vibra di linee ondulate.
Il cielo alle sue spalle si apre in fasce fluide, come pennellate emotive che esplodono in verde, arancio e giallo.
Il seme chiaroscuro dell'avocado è l’eco interiore che riflette le oscillazioni dell'anima, una bocca che non parla ma risuona, come il tonfo di un'immensa caduta collettiva: quella dell'umanità.
L’intera scena è essenziale, surreale, un’emozione pura tradotta in forma morbida e vegetale.
Vincent
Vincent, anima viandante, scintilla inquieta, che trasformava il dolore in luce e la notte in vortici di stelle.
Un cielo turbinoso di blu e turchese ruota in tumulti luminosi, come onde d’aria in movimento su un viale senza tempo.
Un grande avocado sospeso domina la scena: il seme aperto rivela un girasole dorato, che irradia bagliori caldi tra le spirali della notte rischiarata.
Le colline sottostanti si distendono in curve morbide, quasi liquide, mentre il cielo danza attorno al frutto come un respiro cosmico.
Un paesaggio sognato, dove l’avocado diventa una stella da cui fiorisce la vita.
Bambina col vestitino giallo
Davanti a un muro che porta le cicatrici del tempo, la bambina col vestitino giallo resta immobile come un sospiro trattenuto.
Nella sua mano un palloncino che è un cuore verde sospeso al filo dell’innocenza.
I suoi occhi, grandi come silenzi non interrotti, guardano qualcosa che nessuno vede:
la fragile promessa che la sorte possa essere benevola e la vita spensierata, anche quando le pareti intorno dicono il contrario.
La luce le cade addosso come una benedizione distratta, disegnando ombre che non appartengono alla sua età.
Lei stringe quel frutto volante come si stringe un ricordo che non vuole svanire, o un desiderio che resiste al tempo.
In questa scena muta, dove il mondo sembra circoscritto ad un muro, un palloncino e due occhi grandi, resta celata la realtà di tutti i bambini senza un palloncino in mano:
piccoli, vulnerabili, sfregiati, mutilati e senza sogni appesi al cielo.
Monna Lisa
Un incontro impossibile tra l’icona più enigmatica della storia dell’arte e la semplicità perfetta di un avocado.
La Monna Lisa, con il suo sorriso che sfugge a ogni interpretazione, appare qui a suo agio: come se fosse naturale per lei offrire un frutto moderno, simbolo di freschezza, vitalità e gusto contemporaneo.
L’atmosfera del Rinascimento rimane intatta, la luce morbida, le ombre dosate con sapienza, il paesaggio sfumato alle sue spalle. Il tavolo in primo piano introduce un nuovo racconto: lime, fragole e un avocado perfetto al centro del piatto. Il frutto diventa quasi un oggetto sacro, un’offerta rituale che rivela un inaspettato dialogo tra passato e presente.
Il verde brillante dell’avocado risveglia i sensi, in una scena dove la Monna Lisa custodisce un nuovo segreto dopo quello del suo enigmatico sorriso.
Kandinsky
Gli avocado appaiono come portali verdi che si aprono su una valle sospesa tra spirito e materia.
I loro semi antichi brillano come stelle del firmamento, custodi di un segreto che vibra oltre il luccichio.
Le forme si intrecciano in un rito di geometrie sacre, un respiro astratto che muove la luce per addomesticarla.
Ogni curva è un sussurro, ogni linea un presagio, ogni sfumatura una preghiera al caos armonioso dell’universo.
Qui l'avocado è simbolo, nell’immagine che è incantesimo, dove tutto diventa un tempio e l’anima ascolta ciò che l’occhio può vedere.
Dalì
Un incontro surreale tra l'avocado e l’estetica visionaria di Salvador Dalí.
Il frutto, ingigantito e solenne al centro della scena, diventa una presenza metafisica, un oggetto-simbolo che domina il paesaggio con forza silenziosa e autoritaria.
Gli orologi molli, quasi in secondo piano ma non meno importanti, ci ammoniscono che il tempo non scorre: si scioglie!
Il realismo morbido dei dettagli, le ombre calde, la luce sospesa tra sogno e parodia, creano una tensione che è allo stesso tempo omaggio e trasformazione.
Una maschera daliniana incastonata nel frutto, con l’identità creativa dell’artista assorbita dalla materia organica.
Un gioco visivo che esalta l'avocado e celebra l’arte nella sua cultura pop, una composizione che resta impressa, come un sogno vivido da cui non si vuole del tutto svegliarsi.
Kandinsky
Gli avocado appaiono come portali verdi che si aprono su una valle sospesa tra spirito e materia.
I loro semi antichi brillano come stelle del firmamento, custodi di un segreto che vibra oltre il luccichio.
Le forme si intrecciano in un rito di geometrie sacre, un respiro astratto che muove la luce per addomesticarla.
Ogni curva è un sussurro, ogni linea un presagio, ogni sfumatura una preghiera al caos armonioso dell’universo.
Qui l'avocado è simbolo, nell’immagine che è incantesimo, dove tutto diventa un tempio e l’anima ascolta ciò che l’occhio può vedere.
Dalì
Un incontro surreale tra l'avocado e l’estetica visionaria di Salvador Dalí.
Il frutto, ingigantito e solenne al centro della scena, diventa una presenza metafisica, un oggetto-simbolo che domina il paesaggio con forza silenziosa e autoritaria.
Gli orologi molli, quasi in secondo piano ma non meno importanti, ci ammoniscono che il tempo non scorre: si scioglie!
Il realismo morbido dei dettagli, le ombre calde, la luce sospesa tra sogno e parodia, creano una tensione che è allo stesso tempo omaggio e trasformazione.
Una maschera daliniana incastonata nel frutto, con l’identità creativa dell’artista assorbita dalla materia organica.
Un gioco visivo che esalta l'avocado e celebra l’arte nella sua cultura pop, una composizione che resta impressa, come un sogno vivido da cui non si vuole del tutto svegliarsi.














